“L’Italia uscirà prima e meglio dalla crisi economica. Nessuno sarà lasciato indietro”.
Lo aveva promesso Silvio Berlusconi nel periodo più critico del 2009; ed anche questo impegno è stato mantenuto.
Il 2010 si apre certamente con una situazione critica sul fronte dell’occupazione, ma con prospettive infinitamente migliori per la ripresa, lo sviluppo futuro (che è poi ciò che più ci sta a cuore), la finanza pubblica. E soprattutto per la coesione sociale, un bene che abbiamo messo sempre al centro dei nostri pensieri.
Non siamo noi a dirlo. Lo testimoniano tutti i principali organismi internazionali e nazionali. Secondo L’Ocse l’Italia, nell’uscita dalla crisi, è più avanti della Germania, degli Stati Uniti e dei paesi dell’area dell’Euro. L’Ocse per l’Italia parla esplicitamente di “espansione”, molto più che una ripresa. Il nostro indice è superiore al 105 per cento – dove 100 è un’economia piatta – mentre per la media europea è inferiore a 105.
“Il governo ha agito benissimo e con saggezza” ha riconosciuto Mario Draghi, governatore di Bankitalia. “Ora occorre agire sul fronte del welfare e del fisco”.
Che sono esattamente le due riforme messe in cantiere da Maurizio Sacconi e Giulio Tremonti. “Si metterà mano a tutto il sistema degli ammortizzatori sociali” ha detto il ministro del Welfare. Quanto al responsabile dell’Economia, ha delineato i fondamenti della futura riforma fiscale: “Si priviligeranno le famiglia, i cittadini, il lavoro, le imprese, l’ambiente. Al contrario, la speculazione e l’inquinamento sconteranno dei malus”:
Il governo, con Tremonti, ha già portato a casa un’importante riforma. La legge Finanziaria, teatro di scorribande e assalti alla diligenza dei fondi pubblici, non c’è più, sostituita dalla legge di bilancio e da manovre triennali impegnative per i conti dello Stato. Laddove occorrerà intervenire per situazioni pèarticolari – nel 2009 è stato fatto più volte – si agisce con provvedimenti mirati.
L’ultima finanziaria approvata il 22 dicembre al Senato si articola sul sostegno all’occupazione, sul patto con le regioni in materia di sanità, sui tagli alle poltrone negli enti locali, sulla banca del Sud, sui finanziamenti alla scuola, alla ricerca e alle forze dell’ordine. Sono tutti settori strategici. La pioggia di miliardi facili per le clientele è viceversa scomparsa.
Tutto ciò porta l’Italia nel gruppo dei paesi virtuosi dell’Unione europea. Il nostro debito resta elevato (nel 2010 il 116 per cento del Pil, frutto della passata politica delle mani bucate), ma il Paese è stato inserito dall’ultimo bollettino 2009 della Banca centrale europea tra quelli a medio rischio: assieme a Belgio, Germania, Francia, Lussemburgo e Olanda. Paesi, per inciso, che vantano tutti un rating di tripla A (l’Italia ha una pagella A+, anche questa ereditata dal passato). Il solo paese a basso rischio è
Ricordate gli appelli di Berlusconi ad avere fiducia, a non temere di investire nei titoli delle nostre grandi aziende, dall’Eni all’Enel? Bene, la fiducia delle imprese è aumentata di venti punti a fine 2009; quella dei consumatori, rilavata dall’Isae, è anch’essa in crescita. La grande maggioranza delle famiglie ritiene che nel 2010 la propria situazione sarà migliore o stabile; un capovolgimento rispetto a un anno fa. E chi ha dato ascolto al premier sugli investimenti, può dire di aver fatto un buon affare: quei titoli sono cresciuti a doppia cifra dai minimi del 2009, le cedole che distribuiscono sono tra le più ricche del listino.
E pensare che allora c’era chi definiva Berlusconi “un illusionista”, una sorta di piazzista dell’ottimismo!
Ma non solo. Il Centro studi Confindustria stima che il Pil crescerà nel 2010 almeno dell’1,1 per cento (cifra che si confronta con il calo del 4,7 del 2009), e nel 2011 dell’1,3. Le famiglie riprenderanno a consumare: più 0,8 nel 2010, più 1,3 nel 2011. Gli investimenti saliranno rispettivamente dell’1,4 e del 2,7 per cento. Ed il made in Italy riprenderà a tirare: più 4 per cento le esportazioni nel 2010 e più 4,2 nel 2011, rispetto al calo del 19 per cento nel 2009, preceduto da un analogo calo del 3,7 nel 2008.
Questo quadro complessivo significa una cosa: l’economia sta già invertendo la rotta; le misure decise lo scorso anno dal governo hanno funzionato e messo l’Italia al riparo da guai peggiori. La perdita di posti di lavoro è stata dolorosa, ma nettamente inferiore a quanto si è visto all’estero. E comunque disoccupati, lavoratori in cassa integrazione e per la prima volta i precari hanno potuto andare avanti grazie ai sussidi pubblici, anche di tipo straordinario deciso dal governo.
Tutto ciò è avvenuto senza spillare un solo euro alle famiglie e alle imprese. Da quest’anno la pressione fiscale diminuirà, ed ancora più significativamente quando andranno a regime il federalismo fiscale e la riforma delle imposte.
E, a proposito di tasse, il governo ha dimostrato che una lotta all’evasione seria si fa senza tartassare i lavoratori e i privati cittadini, ma facendo rientrare i capitali dall’estero – lo scudo ha già fruttato 95 miliardi che potenzieranno la nostra economia; e qualche altra decina si aggiungerà con le due proroghe – e stanando i furbi. Otto miliardi recuperati in questo modo (che si aggiungono alla tassa sullo scudo) sono un record che la sinistra può solo invidiare. Con buona pace di molti luoghi comuni.
Se il 2010 è stato l’anno della speranza e dei nervi saldi, il 2010 sarà l’anno della ripresa, della fiducia e del lavoro. A tirare l’economia saranno come sempre il tessuto di piccole e medie imprese manifatturiere, ed il rilancio delle grandi opere. Quest’ultimo è un merito del governo, ed un vero atto di coraggio è stato averci creduto anche nel momento peggiore.
Così come un atto di fiducia - ma attenzione, ragionata - è stato l’aver creduto in Berlusconi da parte del sistema Italia: cittadini, famiglie, piccole imprese, sindacati, Confindustria, grandi gruppi come l’Eni, l’Enel,
Aggiungiamo un piccolo ma significativo dato: il
Il Paese, lo ripetiamo, ci ha creduto. Ecco: questa è la coesione sociale.

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